Raccontare i valori di un brand è importante, ma dimostrarli attraverso azioni concrete può renderli ancora più credibili. È questo il principio alla base dello storydoing, un approccio al marketing che trasforma l’identità aziendale in iniziative, comportamenti ed esperienze tangibili.
Non si tratta soltanto di coinvolgere il pubblico attraverso una comunicazione efficace, ma di tradurre le promesse del brand in attività capaci di generare valore per le persone.
Un’azienda che promuove la sostenibilità, ad esempio, può andare oltre le campagne pubblicitarie introducendo servizi di riparazione, programmi di riutilizzo o iniziative per ridurre gli sprechi.
Ma come funziona lo storydoing e quali vantaggi può offrire? Scopriamo le differenze rispetto allo storytelling, alcuni esempi concreti e i passaggi necessari per integrarlo in una strategia di marketing.
Storytelling e storydoing: qual è la differenza?
Lo storytelling utilizza la narrazione per comunicare la storia, i valori e l’identità di un brand, creando una connessione con il pubblico.
Lo storydoing trasforma questi elementi in azioni concrete, dimostrando attraverso iniziative ed esperienze ciò che l’azienda dichiara di rappresentare.
Immaginiamo un brand di abbigliamento che promuove la sostenibilità. Attraverso lo storytelling può raccontare la provenienza dei materiali, mostrare i processi produttivi e condividere il proprio impegno ambientale. Con lo storydoing, invece, potrebbe introdurre un servizio di riparazione dei capi, incoraggiando i clienti a utilizzarli più a lungo.
La differenza fondamentale riguarda quindi il rapporto tra comunicazione e azione.
Le due strategie non sono alternative, ma complementari: lo storytelling attribuisce significato alle iniziative, mentre lo storydoing offre esperienze reali da raccontare.
Integrarle consente di costruire una comunicazione sostenuta da comportamenti coerenti, rafforzando l’identità del brand.
Perché lo storydoing è importante per i brand?
In un contesto in cui le persone possono confrontare facilmente prodotti, servizi e informazioni, la coerenza tra promesse e comportamenti rappresenta un elemento importante nella relazione tra aziende e consumatori.
Lo storydoing può contribuire a rafforzare questa coerenza, offrendo al pubblico elementi concreti per valutare l’identità del brand.
Quando un’azienda traduce i propri valori in iniziative verificabili, può migliorare la propria credibilità e creare occasioni di coinvolgimento che vanno oltre la comunicazione pubblicitaria.
Le esperienze partecipative possono inoltre favorire la condivisione spontanea. Un evento, un servizio innovativo o un progetto sviluppato insieme ai clienti possono generare testimonianze e conversazioni che ampliano la visibilità del marchio.
Un ulteriore vantaggio riguarda la differenziazione competitiva: iniziative coerenti con il posizionamento aziendale possono rendere più riconoscibile un brand rispetto ai concorrenti.
Questi benefici, tuttavia, non sono automatici. Un’attività isolata, progettata esclusivamente per ottenere visibilità, rischia di apparire poco autentica.
Per funzionare, lo storydoing deve rispondere a esigenze reali, coinvolgere le funzioni aziendali necessarie e mantenere una continuità tra i valori comunicati e le attività effettivamente realizzate.
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Esempi di storydoing: Patagonia e Red Bull
Alcuni brand mostrano come sia possibile trasformare il proprio posizionamento in iniziative concrete, seguendo approcci differenti.
Patagonia: la sostenibilità diventa un servizio
Patagonia rappresenta un esempio significativo attraverso Worn Wear, il programma che promuove la riparazione e il riutilizzo dell’abbigliamento.
Anziché limitarsi a comunicare il proprio impegno ambientale, l’azienda offre ai clienti strumenti e servizi per prolungare la vita dei prodotti, incoraggiando un consumo più consapevole.
La sostenibilità diventa così parte dell’esperienza del cliente, anche dopo l’acquisto.
Questo esempio dimostra che lo storydoing non richiede necessariamente eventi o campagne spettacolari: può concretizzarsi in servizi capaci di esprimere i valori aziendali e rispondere a bisogni reali.
Red Bull: il posizionamento diventa esperienza
Red Bull ha costruito una parte importante della propria identità attorno allo sport, all’avventura e alle esperienze fuori dall’ordinario.
Con Red Bull Flugtag, il brand invita squadre di partecipanti a progettare e costruire macchine volanti artigianali, mettendole alla prova durante un evento aperto al pubblico.
L’iniziativa traduce l’immaginario del marchio in un’esperienza concreta, trasformando i partecipanti in protagonisti.
L’evento genera inoltre contenuti, testimonianze e occasioni di condivisione che alimentano la comunicazione del brand.
I due casi evidenziano un principio comune: lo storydoing funziona quando le iniziative rappresentano un’espressione riconoscibile dell’identità aziendale, indipendentemente dalla loro dimensione.
Come creare una strategia di storydoing efficace
Integrare lo storydoing nel marketing richiede un processo strutturato. Non basta individuare un’idea creativa: è necessario definire obiettivi, pubblico, risorse e modalità di misurazione.
Il percorso può essere articolato in cinque passaggi.
1. Identificare i valori distintivi del brand. Il punto di partenza è comprendere ciò che caratterizza realmente l’azienda. I valori individuati devono trovare riscontro nei prodotti, nei servizi e nei comportamenti organizzativi, evitando dichiarazioni generiche difficili da tradurre in azioni.
2. Analizzare il pubblico. Attraverso ricerche, feedback e dati sui clienti è possibile individuare esigenze concrete. Un brand sportivo, ad esempio, potrebbe scoprire che una parte del proprio pubblico desidera iniziare a correre, ma necessita di supporto. Un programma di allenamento per principianti potrebbe rappresentare un’iniziativa coerente con il suo posizionamento.
3. Progettare un’esperienza concreta. I valori aziendali devono tradursi in attività realizzabili: eventi, servizi, iniziative digitali, progetti sociali o programmi di co-creazione. La scelta dipende dagli obiettivi e dalle risorse disponibili.
4. Coinvolgere l’organizzazione e sperimentare. Lo storydoing richiede spesso la collaborazione tra marketing, vendite, assistenza clienti e funzioni operative. Prima di estendere un progetto, può essere utile avviare un’iniziativa pilota per raccogliere feedback e individuare eventuali criticità.
5. Comunicare e misurare i risultati. Le attività realizzate devono essere raccontate in modo trasparente, valorizzando esperienze e risultati effettivi. Parallelamente, occorre monitorare indicatori coerenti con gli obiettivi iniziali.
Questo approccio permette di evitare iniziative scollegate dalla strategia aziendale e di utilizzare i dati raccolti per migliorare progressivamente il progetto.
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Come misurare i risultati dello storydoing
L’efficacia dello storydoing non può essere valutata esclusivamente attraverso visualizzazioni e interazioni sui social media.
La scelta dei KPI deve partire dagli obiettivi dell’iniziativa.
Per un evento esperienziale, ad esempio, può essere utile monitorare il numero di partecipanti, il tasso di adesione e la soddisfazione delle persone coinvolte.
Se l’obiettivo è aumentare la visibilità del brand, si possono analizzare le menzioni spontanee, le condivisioni e la qualità delle conversazioni generate.
Per valutare gli effetti sul posizionamento, invece, è possibile realizzare indagini sulla percezione del marchio prima e dopo l’iniziativa.
Quando pertinente, è importante considerare anche indicatori commerciali come conversioni, riacquisto e fidelizzazione.
Un incremento delle vendite successivo a un progetto, tuttavia, non dimostra automaticamente che sia stato causato dallo storydoing. Quando possibile, confrontare i risultati con gruppi di controllo o periodi comparabili consente di valutarne meglio il contributo.
Definire in anticipo le metriche permette di misurare l’iniziativa con maggiore precisione e orientare gli investimenti futuri.
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Lo storydoing permette di andare oltre la narrazione, trasformando l’identità aziendale in iniziative capaci di creare esperienze e nuove opportunità di relazione con il pubblico.
Per ottenere risultati, però, servono coerenza, pianificazione e una misurazione attenta delle attività.
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