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I VINI più menzionati e amati sul Web

20 marzo 2015

Prosecco e Chardonnay i più citati, Marzemino e Montepulciano i più amati dagli utenti del web. A due giorni dal Vinitaly curiosità su come il mondo digital parli dell’universo enologico: da Gran Bretagna e Usa il maggior numero di citazioni, le donne le più attive e Twitter il canale più usato

Prosecco, Chardonnay e Merlot sono i vitigni più menzionati nel web, ma sono il Marzemino, il Montepulciano e il Raboso i vini più amati dagli internauti. Gli inglesi e gli statunitensi superano gli italiani per numero di citazioni sul vino nel web. Le donne sono le più attive nel parlare di vino e il mezzo digital più utilizzato per commentare o recensire è Twitter.

I risultati emergono da uno studio realizzato dal Centro Studi di MM-One Group, agenzia specializzata nella realizzazione di modelli di e-business per le aziende, che ha selezionato 25 Vitigni (Prosecco, Chardonnay, Merlot, Sauvignon, Chianti, pinot, Brunello, Lambrusco, Montepulciano, Franciacorta, Sangiovese, Nebbiolo, Malvasia, Nero d’Avola, Bonarda, Mueller Thurgau, Verdicchio, Negroamaro, Cannonau, Vernaccia, Primitivo di Manduria, Lagrein, Refosco, Raboso, Marzemino, Ribolla Gialla e Schioppettino) monitorando per una settimana (dal 3 al 10 marzo 2015) tutte le menzioni provenienti dal web.

I VINI PIU’ MENZIONATI. Nella settimana di interesse i vitigni più citati sul web sono stati il Prosecco (con il 20,6% delle menzioni totali), seguito da Chardonnay (13,7%), Merlot (13,0%), Sauvignon (11,8%) e Chianti (8,8%). Molto inferiori, in confronto, sono le menzioni per i vigneti come Marzemino, Ribolla Gialla o Schippettino che acquisiscono, rispettivamente, appena lo 0,2% delle citazioni.

I VINI PIU’ AMATI. Il vitigno più apprezzato dall’utenza web risulta essere il Marzemino: tutte le citazioni su questo vino mostrano un sentiment positivo sebbene, come abbiamo visto prima, sia il vitigno meno menzionato online. Tra i vini più amati vi è anche il Montepulciano, il Raboso, il Sauvignon, il Primitivo di Manduria, il Brunello, il Sangiovese, il Malvasia, il Chianti e il Negroamaro, per i quali oltre il 90% delle citazioni descrive positivamente il vino o il vitigno in oggetto.

PROVENIENZA DELLE MENZIONI. Gran Bretagna e Stati Uniti sono i primi due Paesi che maggiormente parlano di vino. In particolare gli inglesi sono quelli che nel 34% dei casi citano il Prosecco, gli statunitensi quelli che menzionano di più lo Chardonnay (22%), il Merlot (25%) e il Sauvignon (23%). Il Chianti, cosi come il Lambrusco, il Montepulciano e il Franciacorta, sono invece nominati maggiormente dagli italiani.

STRUMENTI DIGITALI PIU’ UTILIZZATI. Di tutti gli strumenti web monitorati, Twitter è il mezzo più utilizzato da chi parla di vino. In particolare di tutte le menzioni, il 72% proviene da questo social, seguito di Facebook (10%), dai siti web (5%), dalle news online (4%) e da Pinterest (4%). Marginale è l’utilizzo di Forum, Blog, Instagram, Video o altri Social Networks.

UOMO O DONNA? Su Twitter sono le donne a parlare di più di vino, anche se ciascun vitigno ha i propri sostenitori. Gli uomini sono quelli che maggiormente menzionano lo Chardonnay, il Merlot, il Sauvignon, il Brunello e il Lambrusco, ma sono le donne le maggiori “fun” di Prosecco, Chianti e Pinot (solo per nominare i vini più citati).

Come agenzia che suggerisce strategie digitali alle aziende”, afferma Mauro Cunial Presidente di MMONE Group,abbiamo voluto capire come, dove, chi e perché il mondo del web parli del vino a pochi giorni dal Vinitaly, il più importante appuntamento enologico in Italia. L’ascolto della Rete, tecnicamente chiamato Web Listening, permette alle aziende (in questo caso del vino) di capire in tempo reale cosa gli utenti dicano dei loro prodotti enologici e come ne parlino (tecnicamente chiamato Sentiment Analysis). Questo tipo di monitoraggio diventa fondamentale per costruire correttamente la Brand Reputation di un particolare prodotto enologico e permette di trasmettere i propri valori tramite il web per valorizzare e referenziare il Brand nei confronti dell’utenza digitale. Questi dati ritornano utili, non solo per pianificare una corretta attività di Digital PR, ma per fare una valutazione qualitativa della penetrazione dei prodotti in determinati Paesi."

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