Da Google all’AI Search: come cambia la ricerca per i Marketing Manager

Tabella dei Contenuti

Per anni abbiamo associato la ricerca online a una sequenza relativamente semplice: una persona formula una query, Google restituisce una pagina di risultati, l’utente sceglie un link e visita un sito.

Questo modello non è scomparso. Ma non è più sufficiente per descrivere ciò che sta accadendo.

AI Overview, AI Mode e i sistemi di ricerca generativa stanno trasformando la ricerca da un elenco di risultati a un’esperienza sempre più conversazionale, capace di interpretare domande articolate, approfondirle e costruire risposte utilizzando più fonti.

Per un Marketing Manager il cambiamento è rilevante perché modifica una domanda fondamentale: cosa significa essere visibili quando trovare un’informazione non richiede necessariamente lo stesso percorso di prima?

La SEO resta una componente essenziale. Ma ranking, keyword e traffico devono essere inseriti in una prospettiva più ampia, nella quale diventano centrali anche autorevolezza, riconoscibilità del brand, qualità delle fonti, capacità di rispondere a domande complesse e presenza nelle nuove esperienze di ricerca.

Il passaggio da Google all’AI Search, quindi, non elimina la SEO.

Ne amplia il campo.

La ricerca non è più soltanto una lista di link

Il cambiamento è già visibile dentro Google.

AI Overview sintetizza informazioni direttamente nella pagina dei risultati, mentre AI Mode porta la ricerca verso un’interazione più conversazionale: l’utente può formulare domande più articolate, approfondire un tema e proseguire mantenendo il contesto.

Nel 2026 Google ha ulteriormente avvicinato queste esperienze, rendendo più fluido il passaggio dalla ricerca iniziale alla conversazione con AI Mode.

La query tradizionale non scompare. Cambia però il comportamento che le sta intorno.

Una ricerca come:

software CRM B2B

può diventare:

Quale tipo di CRM è più adatto a un'azienda B2B con una rete commerciale distribuita, un ciclo di vendita di sei mesi e la necessità di integrare marketing automation e sales?

La differenza non è soltanto nella lunghezza.

Nel secondo caso l’utente non sta chiedendo una pagina che contenga determinate parole. Sta descrivendo un problema e si aspetta che il sistema lo interpreti.

Per chi governa marketing e comunicazione, questa trasformazione cambia il modo di pensare la visibilità.

Dalla keyword alla domanda

Le keyword non perdono improvvisamente valore.

Continuano a essere importanti per comprendere la domanda, strutturare i contenuti, analizzare il mercato e costruire una presenza organica efficace.

Ma una strategia costruita esclusivamente intorno alla corrispondenza tra keyword e pagina rischia di descrivere solo una parte del comportamento di ricerca.

I sistemi basati sull’AI possono scomporre una domanda complessa in più ricerche correlate, recuperare informazioni differenti e utilizzarle per costruire una risposta.

Google definisce questo processo query fan-out: a partire dalla domanda dell’utente, il sistema può generare più query correlate per raccogliere le informazioni necessarie a elaborare una risposta più completa.

Per il Marketing Manager emerge quindi una domanda diversa:

il nostro ecosistema di contenuti è in grado di rispondere soltanto alle keyword che abbiamo identificato oppure rappresenta realmente la nostra competenza su un tema?

È un cambio di prospettiva importante.

Non significa abbandonare la keyword research. Significa passare dalla copertura delle query alla costruzione di un territorio di competenza.

La SEO non scompare nell’AI Search

Ogni trasformazione tecnologica porta con sé la tentazione di dichiarare superato ciò che c’era prima.

Nel caso della SEO sarebbe una conclusione prematura.

Google afferma esplicitamente che le best practice SEO continuano a essere rilevanti per le proprie funzionalità di ricerca generativa. AI Overview e AI Mode si appoggiano infatti anche ai sistemi fondamentali di ranking e qualità della Ricerca.

Rimangono quindi centrali elementi conosciuti:

  • accessibilità e indicizzabilità dei contenuti;
  • qualità tecnica del sito;
  • struttura informativa chiara;
  • contenuti utili e originali;
  • collegamenti interni;
  • comprensibilità delle pagine;
  • affidabilità delle informazioni.

La trasformazione riguarda soprattutto ciò che chiediamo alla SEO di ottenere.

Essere primi per una keyword rimane un risultato significativo. Ma non esaurisce più il concetto di presenza nella ricerca.

Da essere trovati a essere riconosciuti come fonte

Nella ricerca tradizionale abbiamo imparato a osservare posizionamenti, impression, clic e traffico organico.

Nella ricerca generativa entra in gioco un’altra possibilità: che un contenuto contribuisca alla risposta fornita all’utente.

Questo sposta progressivamente l’attenzione dalla sola posizione alla capacità di essere compresi, selezionati e riconosciuti come fonte pertinente.

Google, nelle proprie indicazioni per la ricerca generativa, insiste su un principio che dovrebbe interessare particolarmente i brand: creare contenuti unici, specifici per il proprio pubblico e capaci di offrire un punto di vista distintivo.

Non è quindi una gara a produrre più contenuti.

È una questione di qualità del patrimonio informativo che il brand costruisce nel tempo.

Esperienza reale, competenza, dati proprietari, casi, analisi originali e una prospettiva riconoscibile diventano asset ancora più importanti quando un sistema può confrontare e sintetizzare molte fonti prima di formulare una risposta.

Per un Marketing Manager significa iniziare a considerare il contenuto non soltanto come strumento di acquisizione del traffico, ma come infrastruttura di autorevolezza del brand.

Dove entra la GEO

È in questo scenario che si parla sempre più spesso di GEO, Generative Engine Optimization: l’insieme degli approcci orientati a migliorare la presenza dei contenuti nelle esperienze di ricerca basate sull’intelligenza artificiale.

È importante, però, evitare una semplificazione.

GEO non dovrebbe diventare semplicemente una nuova sigla con cui sostituire SEO.

Google stessa osserva che, dal punto di vista della propria Ricerca, l’ottimizzazione per le esperienze generative continua a poggiare sulle fondamenta della SEO.

La questione strategica è più interessante.

La SEO ci ha abituati a domandarci:

“Per quali ricerche vogliamo essere trovati?”

La crescita dell’AI Search aggiunge un’altra domanda:

“Su quali temi vogliamo essere riconosciuti come una fonte credibile?”

Le due domande non sono alternative.

Devono iniziare a essere governate insieme.

Gli operatori di ricerca Google servono ancora?

È qui che possiamo recuperare il tema da cui nasceva questo articolo.

Operatori come site:, intitle:, inurl:, filetype: o le virgolette continuano a essere utili per effettuare ricerche mirate, esplorare domini, individuare documenti e osservare come determinati argomenti vengono trattati online.

Per esempio:

site:competitor.it "marketing automation"

può aiutare a esplorare i contenuti pubblicati da un concorrente su un determinato tema.

Oppure:

filetype:pdf "B2B marketing report"

può essere utile durante una fase di desk research.

Ma conoscere questi comandi non rappresenta più, di per sé, una competenza strategica.

Sono strumenti.

Il valore dipende dalla domanda che li precede e dall’interpretazione che segue.

E soprattutto non devono essere confusi con strumenti di misurazione: una query site: non sostituisce Search Console, un crawler o una piattaforma SEO.

La loro utilità rimane quindi concreta, ma circoscritta.

Il punto non è padroneggiare Google meglio degli altri. È capire quali segnali cercare e come inserirli in una lettura più ampia del mercato.

Per il Marketing Manager cambia la domanda sulla visibilità

Se la ricerca evolve, anche il modo in cui un’azienda definisce la propria presenza digitale deve evolvere.

Un Marketing Manager dovrebbe oggi interrogarsi almeno su quattro dimensioni.

Trovabilità.
Il brand continua a essere facilmente raggiungibile attraverso la ricerca tradizionale? Le pagine importanti sono tecnicamente accessibili, indicizzate e competitive?

Rilevanza.
I contenuti rispondono realmente alle domande del mercato oppure sono costruiti soprattutto per presidiare keyword?

Autorevolezza.
Il brand dispone di competenze, esperienze, dati, casi e punti di vista che lo rendono una fonte riconoscibile sul proprio territorio?

Misurabilità.
Disponiamo di indicatori adeguati per capire come sta evolvendo la nostra presenza, oppure continuiamo a leggere tutto attraverso ranking e traffico?

Sono quattro domande che portano la search fuori dal perimetro esclusivamente SEO e la collegano alla strategia di marca.

La visibilità diventa una questione di Identità

C’è infatti un aspetto meno tecnico e più profondo.

Se diversi sistemi possono raccogliere informazioni da molte fonti e sintetizzarle, essere presenti non equivale automaticamente a essere riconoscibili.

Due aziende possono parlare degli stessi argomenti.

Possono presidiare keyword simili.

Possono perfino utilizzare strutture editoriali analoghe.

Ma non necessariamente costruiscono la stessa autorevolezza.

Nel Metodo REGIA questa è una questione di Identità: ciò che rende riconoscibile la prospettiva del brand, il modo in cui interpreta il proprio mercato, le competenze che dimostra e la continuità con cui costruisce il proprio territorio.

L’AI rende ancora più evidente questo punto.

Quando produrre contenuti diventa più facile, il vantaggio non deriva dalla capacità di pubblicarne di più. Deriva dalla capacità di avere qualcosa di riconoscibile da dire.

E anche di Governance

La trasformazione della ricerca non riguarda soltanto il team SEO.

Coinvolge content strategy, brand, comunicazione, tecnologia, analytics e, sempre più spesso, la conoscenza interna dell’organizzazione.

Chi decide quali territori presidiare?

Quali competenze dell’azienda devono diventare contenuti?

Quali fonti e dati possono sostenere l’autorevolezza del brand?

Come coordiniamo SEO e GEO evitando duplicazioni o iniziative scollegate?

Come verifichiamo che ciò che pubblichiamo sia coerente con il posizionamento?

Sono domande di Governance.

E diventano ancora più importanti quando l’AI riduce drasticamente il costo della produzione dei contenuti.

Il rischio non è più soltanto pubblicare troppo poco.

È produrre molto senza costruire una direzione riconoscibile.

Anche la misurazione deve evolvere

Per anni una parte importante della SEO è stata letta attraverso un insieme consolidato di metriche: ranking, impression, CTR, clic, sessioni organiche, conversioni.

Continuano a essere indicatori fondamentali.

Ma se cambia l’esperienza di ricerca, dobbiamo chiederci se siano sufficienti, da soli, a rappresentare il valore costruito.

Google sta introducendo strumenti specifici in Search Console per offrire maggiore visibilità sulle performance nelle proprie esperienze di ricerca generativa.

È un segnale importante: la misurazione sta iniziando ad adattarsi al nuovo scenario.

Per MM ONE, però, il tema è ancora più ampio.

Gli IIM – Indicatori Integrati di Marca nascono proprio dall’esigenza di non osservare marketing e comunicazione attraverso metriche isolate.

Traffico organico, conversioni e visibilità devono poter essere letti insieme a indicatori capaci di raccontare autorevolezza, qualità del contenuto, coerenza narrativa e capacità del brand di costruire valore nel tempo.

Non si tratta di sostituire le metriche SEO.

Si tratta di dare loro un contesto.

Dalla SEO alla REGIA della visibilità

La ricerca sta attraversando una trasformazione profonda, ma inseguire ogni nuova tecnologia sarebbe un errore tanto quanto ignorarla.

Per un Marketing Manager la priorità non dovrebbe essere scegliere tra SEO e GEO.

Dovrebbe essere governare la visibilità come un sistema.

Nel Metodo REGIA significa mettere in relazione più dimensioni.

Relazioni, perché le modalità con cui le persone cercano esprimono bisogni, domande e aspettative.

Esperienza, perché essere trovati è solo l’inizio: ciò che accade dopo deve essere utile, comprensibile e coerente.

Governance, perché SEO, GEO, contenuti, tecnologia e analytics devono rispondere alla stessa strategia.

Identità, perché essere citabili senza essere riconoscibili costruisce una presenza fragile.

Analytics, perché ogni evoluzione deve essere osservata attraverso indicatori capaci di distinguere visibilità, autorevolezza e valore.

Da Google all’AI Search cambia quindi molto più dell’interfaccia di ricerca.

Cambia il modo in cui le persone formulano le domande, il modo in cui le piattaforme costruiscono le risposte e, di conseguenza, il modo in cui i brand devono pensare la propria presenza.

La SEO resta.

Ma entra in un sistema più ampio, nel quale essere trovati è importante e diventare una fonte riconosciuta lo è ancora di più.

È questo il passaggio che i Marketing Manager devono iniziare a governare.

MM ONE accompagna le aziende nell’evoluzione della visibilità organica, integrando SEO, GEO, contenuti e misurazione attraverso il Metodo REGIA. Perché il punto non è inseguire il prossimo cambiamento della ricerca, ma costruire un sistema capace di attraversarlo.

Tabella dei Contenuti

Look Beyond.
Il tuo progetto parte da qui.

Strategia, creatività e tecnologia al servizio del tuo business. Esplora il nostro approccio e scopri i risultati che abbiamo generato per i nostri clienti.

Esplora per argomento

Naviga tra i temi principali del nostro blog per trovare le analisi e le strategie più utili per il tuo business. Seleziona una categoria per iniziare.

Orizzonti Digitali: la newsletter

Ricevi analisi, trend e insight concreti per far crescere il tuo business nel digitale. Iscriviti per ottenere una visione completa e misurabile per il tuo successo.

Vuoi prenotare un appuntamento?

Fissalo in base alle tue esigenze, Andreas è a tua disposizione!

Il tuo percorso comincia contattandoci

Inviaci un messaggio scrivendoci i tuoi obiettivi.