Prima dell’AI, le fondamenta

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Oggi un’intelligenza artificiale può scrivere in pochi secondi una porzione di codice, suggerire una soluzione e correggere un errore.

Durante due recenti esperienze di stage in Deverso abbiamo scelto di cominciare in un altro modo.

Gli studenti arrivati dagli istituti tecnici si sono cimentati nello sviluppo di un gioco. Sono partiti dalle basi del linguaggio di programmazione e hanno costruito il progetto un passaggio alla volta, senza ricorrere all’AI.

Una scelta che può sembrare insolita per una software house che lavora ogni giorno con siti web, e-commerce e piattaforme per il booking. Per noi aveva un obiettivo preciso: prima di accelerare, volevamo creare consapevolezza.

Un progetto che cresce davanti agli occhi

Un gioco restituisce immediatamente le conseguenze di ogni decisione.

Una regola modifica il comportamento di un elemento. Una funzione permette una nuova interazione. Un errore interrompe qualcosa che, fino a un momento prima, sembrava funzionare. Ogni parte aggiunta rende visibile il legame tra il codice scritto e ciò che accade sullo schermo.

Gli studenti hanno potuto vedere il proprio progetto crescere mattone dopo mattone. Hanno incontrato problemi, formulato ipotesi, verificato soluzioni e rivisto passaggi che consideravano già risolti.

Il gioco, così, è diventato più di un esercizio di programmazione. È stato un modo per allenare lo sguardo: osservare lo stesso problema da prospettive diverse e comprendere che la prima risposta funzionante può essere l’inizio di una nuova domanda.

Perché cominciare senza AI

Lasciare temporaneamente da parte l’intelligenza artificiale non significa rifiutarla. Significa arrivare preparati al momento in cui sceglieremo di utilizzarla.

Per valutare una risposta generata dall’AI occorre comprendere il problema, riconoscere la logica della soluzione e accorgersi quando qualcosa non torna. Serve la capacità di distinguere un risultato plausibile da un risultato corretto, e una scorciatoia utile da una che nasconde un errore.

Durante lo stage abbiamo voluto mettere queste capacità al centro. Il codice non arrivava già confezionato: ogni istruzione doveva avere una ragione, ogni scelta produceva un effetto e ogni errore offriva un punto da cui ripartire.

In questo contesto, l’assenza dell’AI è stata un vincolo formativo. Ha creato lo spazio per capire che cosa stesse succedendo prima di affidare a uno strumento una parte del processo.

Scuola e impresa, due tempi della crescita

Al termine dell’esperienza, uno degli studenti ci ha detto: «Ho imparato di più in queste settimane che in un anno di scuola».

È una frase che ci ha resi felici, ma non la leggiamo come una classifica tra scuola e impresa.

Le due esperienze hanno tempi e funzioni differenti. La scuola costruisce le basi, offre un percorso e permette di acquisire conoscenze con continuità. L’esperienza in azienda mette quelle conoscenze dentro un progetto, le espone a problemi concreti e mostra come competenze diverse concorrano allo stesso risultato.

Il valore nasce dal loro incontro e dalla scelta del momento giusto in cui affiancarle. La collaborazione con gli istituti tecnici permette agli studenti di sperimentare ciò che stanno imparando e all’impresa di contribuire alla loro crescita con contesti, strumenti e domande provenienti dal lavoro quotidiano.

Le competenze che attraversano gli strumenti

I linguaggi di programmazione evolvono. Le piattaforme cambiano, alcuni strumenti nascono e altri escono dal nostro lavoro. Anche i modi di progettare e sviluppare continueranno a trasformarsi con l’intelligenza artificiale.

Le fondamenta, però, attraversano questi cambiamenti: comprendere ciò che si sta facendo, scomporre un problema, formulare domande, verificare un risultato, accogliere l’errore e rimettere in discussione una soluzione.

Spesso collochiamo queste capacità tra le soft skill, separandole dalle competenze tecniche. Durante lo sviluppo del gioco erano invece dentro ogni scelta. La curiosità orientava l’esplorazione, la perseveranza aiutava a superare un blocco e il pensiero critico permetteva di valutare il codice.

Sono capacità che rendono più solida una professionalità e consentono di adattarla a strumenti che oggi possiamo soltanto intravedere.

Imparare a guardare oltre il risultato

Il progetto poteva essere considerato concluso nel momento in cui il gioco funzionava. Abbiamo preferito usarlo come una nuova partenza.

Che cosa si potrebbe migliorare? Come cambierebbe intervenendo su una regola? Esiste una soluzione più chiara? Che cosa abbiamo imparato durante il percorso che ora ci fa vedere diversamente ciò che abbiamo costruito?

È questo il modo di lavorare che cerchiamo di trasferire: conoscere gli strumenti e, insieme, sviluppare l’attitudine a interrogarli. Costruire basi solide e mantenere la disponibilità a cambiare prospettiva. Arrivare a una soluzione e conservare la curiosità necessaria per guardare oltre.

Il gioco sviluppato durante lo stage è stato il risultato visibile.

La consapevolezza con cui gli studenti hanno imparato a costruirlo è il risultato che siamo più contenti abbiano portato con sé.

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